Grazie all’integrazione tra rilievi ambientali, analisi chimico-fisiche e tecniche innovative di DNA ambientale (eDNA), è stato possibile ottenere risultati di grande rilevanza sia sul piano scientifico sia su quello gestionale.

I principali risultati del progetto ROMAeDNA

Un patrimonio di aree umide censite e mappate

Il progetto ha permesso di:

✅ censire e georeferenziare decine di piccole aree umide distribuite in 11 aree protette di RomaNatura;

✅ creare una banca dati GIS strutturata, che rappresenta una base conoscitiva unica a scala comunale;

✅ aggiornare e verificare dati storici precedenti, evidenziando cambiamenti nello stato di conservazione di numerosi siti.

Il censimento ha messo in luce la forte frammentazione degli habitat umidi, ma anche la presenza di nuclei ancora funzionali dal punto di vista ecologico.

Stato ambientale e qualità ecologica dei siti

Le analisi idrologiche e chimico-fisiche hanno evidenziato una marcata variabilità tra i siti:

✅ alcune aree presentano buona qualità delle acque e funzionalità ecologica elevata;

✅ altre risultano interessate da fenomeni di prosciugamento, eutrofizzazione, inquinamento o disturbo antropico;

✅ diversi siti storicamente idonei risultano oggi asciutti o difficilmente accessibili.

Queste informazioni hanno consentito di distinguere le aree meglio conservate da quelle più vulnerabili e bisognose di interventi di ripristino.

Biodiversità rilevata tramite DNA ambientale (eDNA)

L’analisi dei campioni di DNA ambientale ha restituito un quadro dettagliato della biodiversità animale associata alle aree umide indagate.

Ricchezza di specie

Nei siti campionati sono state rilevate decine di specie appartenenti a diversi gruppi faunistici.

Alcune aree mostrano un’elevata ricchezza specifica, configurandosi come veri e propri hotspot di biodiversità urbana.

Anfibi

L’eDNA ha confermato la presenza di cinque specie di anfibi, tra cui:

✅ rospo comune (Bufo bufo);

✅ rana verde (Pelophylax spp.);

✅ tritone punteggiato (Lissotriton vulgaris);

✅ tritone crestato italiano (Triturus carnifex), specie di interesse comunitario;

✅ raganella italiana (Hyla intermedia).

Particolarmente rilevante è la conferma di popolazioni riproduttive in alcune riserve, a testimonianza del ruolo strategico delle aree umide nel contesto urbano.

Connettività ecologica e rete di habitat

L’analisi integrata dei dati genetici e ambientali suggerisce che molte aree umide, pur frammentate, fanno ancora parte di una rete ecologica funzionale.

I risultati indicano:

✅ una discreta connettività tra popolazioni di anfibi;

✅ l’importanza dei corridoi ecologici fluviali e perifluviali;

✅ il rischio crescente di isolamento per i siti più piccoli o degradati.

Aree prioritarie e indicazioni gestionali

Sulla base dei risultati ottenuti, le aree umide sono state classificate secondo tre livelli di priorità (alta, media, bassa), consentendo di:

✅ individuare siti ad alto valore naturalistico, da preservare e gestire con attenzione;

✅ riconoscere aree degradate ma recuperabili, strategiche per il ripristino ecologico;

✅ definire azioni mirate di tutela, manutenzione e rinaturalizzazione.

Questi risultati costituiscono una base operativa concreta per la pianificazione futura della gestione delle aree umide di RomaNatura.